UN SOGNO DENTRO A UN SOGNO, TRA PAN E POE...
- La blogger cialtrona

- 12 nov 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Credo che tutti conoscano Peter Pan, almeno nella versione cartoon di Walt Disney. Non molti, però, ne conoscono le origini ed i riferimenti fortemente mitologici che lo caratterizzano. Per dirla tutta, papale papale, lo ignoravo pure io, fino a poco fa. D'altronde non ho mai negato la mia abissale e crassa ignoranza. Butto giù, così, senza capo né coda, alcuni indizi eclatanti che, come tanti Pollicino che raccolgono le briciole di pane lasciate sulla strada, avrebbero dovuto condurci dritti alla meta. Nel primo libro che introduce la sua figura, intitolato "L'uccellino bianco", scritto da James Matthew Barrie, si fa riferimento al fatto che Peter Pan, nei ricordi delle mamme, cavalchi abitualmente una capra (annotiamo i piedi caprini). Peter frequenta le fate nei boschi (le fate dei boschi ci ricordano molto le ninfe). Peter suona lo zufolo o flauto (annotiamo le note ipnotiche della colonna sonora del magnifico film "Picnic ad Hanging Rock"). Notiamo, adesso, forse per la prima volta, il "cognome" di Peter. PAN. Ecco che, improvvisamente, tutto ci appare chiaro e lampante. Come abbiamo fatto a non notarlo prima, ci chiederemo? Qui, però, le cose si complicano ed entra in campo l'arcinota ombra, quell'ombra dispettosa ed insubordinata che Wendy deve addirittura cucire ai piedi di Peter. Che l'ombra sia, da sempre, la rappresentazione del nostro lato oscuro è il segreto di Pulcinella. Come pure l'immagine riflessa nello specchio. Tutti riferimenti a quella parte inconscia di noi che ha a che vedere con il nostro doppio. Per restare in campo letterario, in pratica, l'ombra altro non è che il Mr Hyde del Dottor Jekyll di stevensoniana memoria. Secondo la teoria di Hillman, autore del "Saggio su Pan", Peter cerca la propria ombra perché cerca se stesso, il ricongiungimento con la propria anima, ossia cerca quel Dio selvaggio che è proprio Pan. Pan è l'ombra, ma anche la forza selvaggia della natura, lo spirito ribelle ed indomito che, in qualche modo, rappresenta la vita stessa. E qui mi fermo. Trovo molto interessante questa chiave di lettura di un personaggio fino ad adesso mai approfondito, che scopro piena di mitologia, di figure metaforiche, di visioni oniriche.
Già...le visioni oniriche, le mie preferite! Quando ho citato la colonna sonora del film "Picnic ad Hanging Rock" e le note del flauto di Pan che ne sottolineano le scene, ovviamente, l'ho fatto a ragion veduta. Considero ancora oggi quel film un capolavoro assoluto. Con una fotografia da urlo ed una trama avvincente, impregnata di misticismo e mistero, inquietudine e magia, sempre sospesa tra sogno e realtà. Un film onirico come pochi. Non a caso la protagonista, Miranda, cita la poesia di Edgar Allan Poe : "Un sogno dentro a un sogno".
"Questo mio bacio accogli sulla fronte! E, da te ora separandomi, lascia che io ti dica che non sbagli se pensi che furono un sogno i miei giorni; e, tuttavia, se la speranza volò via in una notte o in un giorno, in una visione o in nient'altro, è forse per questo meno svanita? Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo non è che un sogno dentro un sogno.
Sto nel fragore di un lido tormentato dalla risacca, stringo in una mano granelli di sabbia dorata. Soltanto pochi! E pur come scivolano via, per le mie dita, e ricadono sul mare! Ed io piango - io piango! O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda? O Dio! Mai potrò salvarne almeno uno, dall'onda spietata? Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo non è che un sogno dentro un sogno? " E.A.P.
P.S. Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, consiglio la lettura di "Peter Pan ed il segreto dell’Ombra" di Matteo Ficara, da cui ho tratto spunto per questo pezzo.
Foto mia




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