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Tutto quello che avrei voluto dire...

  • Immagine del redattore: La blogger cialtrona
    La blogger cialtrona
  • 28 ago 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Oggi voglio scrivere a proposito di tutte quelle volte che avremmo voluto dire qualcosa ma non lo abbiamo fatto (per milioni di motivi diversi) per poi ripensare a ciò, ininterrottamente e con disagio, una volta che si è persa l'occasione per farlo.

Conoscete questa sensazione?

Io l'ho provata per quasi tutto il corso della mia vita, passando l'intera gioventù a recriminare con me stessa, ripetendomi come un mantra : "Avrei potuto dire..." e "Avrei potuto rispondere...".

Di se e di ma son piene le fosse.

L'occasione perduta, in questi casi, ti rosicchia dentro al pari di un topo rabbioso, provocandoti una sorta di vero e proprio dolore fisico, mentre il cervello ti ripropone continuamente la scena, quasi fosse un fallo in area di rigore da analizzare alla moviola.

Con il sopraggiungere della maturità e degli attacchi d'ira (vedi il precedente pezzo sui vizi capitali), per fortuna, riesco a dire le cose senza alcun timore né timidezza, riportando, addirittura, delle soddisfacenti rivincite sul passato.

Perdo sempre meno occasioni, è vero, ma, talvolta, mi capita tutt'ora.

Ed ancora soffro come quando ero adolescente.

Proprio come mi è capitato stamattina.

Mi sono recata in un centro commerciale, per fare rifornimento di saponi, detersivi ed altre cose per la casa.

Mentre ero intenta a scegliere un prodotto in uno dei corridoi strettissimi del supermercato, vedo avvicinarsi un ragazzo con un cane al guinzaglio ed io, per lasciarlo passare meglio, mi sono accostata agli scaffali.

Lui passa e, dopo avermi superata di quasi un metro, sento che dice (senza voltarsi): "Attenta questo cane morde!".

Io tutto ho pensato meno che mi stesse perculando, guardo il cane, vecchietto e grassottello e sorrido dietro la mascherina.

Dopo un po' ci incrociamo nuovamente, lui è con la sua ragazza.

Mi sorpassa e, anche stavolta senza girarsi, inizia ad abbaiare.

Un leone da mascherina.

Ecco che, allora, finalmente, il mio cervello elabora e capisce.

Credendo che io mi fossi scansata, la prima volta, perché impaurita dal cane, mi sfotte per questo.

Non ho detto niente, le piazzate nei luoghi affollati non mi piacciono.

Queste sono alcune delle cose che avrei voluto dirgli:

- Che io temo gli uomini e non gli animali.

In un tempo in cui si dovrebbe tutti (sic!) sottostare ad alcune semplici regole di convivenza e rispetto, il mio voleva essere un gesto educato e gentile, spontaneo. Purtroppo, come mia nonna mi ripeteva sempre, a far del bene agli asini si ricevono solo calci.

- Che quando io avevo il mio primo cane lui non era neppure nelle palle di suo padre.

Nella mia vita ho avuto quasi ogni genere di animale. Sono stata morsa da cani; graffiata da gatti; beccata da uccelli (compreso un gabbiano reale dalla cui stretta dovettero liberarmi in due); un purosangue inglese (buongustaio), che ha terminato la sua carriera come stallone in Giappone, mi azzannò una tetta costringendomi a ricorrere a cure mediche. Nessuno di questi incidenti mi ha però impedito di amare incondizionatamente ogni animale.

- Che anche fosse stata vera la mia presunta paura del cane, nessuno dava a lui alcun diritto di prendersi gioco di me. Le fobie sono cose serie, spesso incurabili, così come la stupidità.

- Non è bello (oltre che facilmente fallace) tirare conclusioni affrettate sul prossimo basandosi su di un gesto o un atteggiamento. Nessuno dovrebbe mai arrogarsi il diritto di giudicare gli altri.

Io mi sono scansata e lui ha creduto fosse per il cane. Ha sbagliato giudizio.

D'altra parte pure io l'ho giudicato male: l'ho visto con un simpatico cane vecchio ed obeso al guinzaglio ed ho pensato fosse persona sensibile ed intelligente.

Errare humanum est.


Foto mia.

Titolo: "I can fly".



 
 
 

1 commento


annasilvio
28 ago 2020

Vedi è inutile, tu sei gentile ed educata e ti sei scansata per gentilezza, io avrei fatto la stessa cosa ma per una malcelata avversione alla vicinanza umana. Tu gentile io orco asociale, stesso gesto.

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