Sulla leggerezza, le piume, la tempura ed i brutti anattroccoli...
- La blogger cialtrona

- 12 nov 2020
- Tempo di lettura: 3 min
"Nei momenti in cui il regno umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio. Devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro…"
(Italo Calvino)
La piuma è, per antonomasia, il simbolo della leggerezza e mai, come in questo momento, è proprio di leggerezza che sentiamo tutti una viscerale necessità. La leggerezza è vitale ma non va assolutamente confusa con la superficialità, bisogna stare molto attenti a non identificare e far coincidere i due concetti. Si può (anzi si dovrebbe) essere assai profondi ma leggeri.
La piuma scalda, è soffice e morbida, eppure resta celata sotto alle più appariscenti penne, quelle che, addirittura, si distinguono tra loro in base alla funzione legata al volo: remiganti primarie e secondarie, timoniere, di contorno. Le penne sono forti, rigide, ancorate saldamente al corpo ed oltre a permettere la meccanica del volo sono quelle che distinguono le varie livree coloratissime dell'avifauna, sono quelle adibite alle esibizioni di corteggiamento dei maschi di alcune specie o al mimetismo funzionale di altre. Eppure la piuma, piccola e poco appariscente, è quella che ricopre per prima il corpo dei pulli, mantenendoli caldi, soprattutto se, come nel caso degli altriciali (ossia quelli che abbandonano subito dopo la schiusa il proprio nido), essi devono tuffarsi in acqua.
Tutti conosciamo la favola de "Il brutto anatroccolo" di Andersen. Il giovane cigno reale non viene apprezzato né riconosciuto perché ricoperto da un fitto piumino lanuginoso che non ricorda affatto il piumaggio candido dell'adulto. Le penne sostituiranno il suo piumino solo dopo qualche settimana e tutti resteranno sbigottiti. Un ottimo esempio di come, nella vita di ogni giorno, non bisognerebbe mai fermarsi all'apparenza delle cose né giudicare il prossimo troppo frettolosamente. Ma torniamo a bomba.
Ormai, quei pochi che mi hanno seguita fino a qui, si staranno chiedendo dove caspiterina voglio andare a parare. Forse mi sono un po' persa, lo confesso, la birdwatcher che vive dentro di me ha, momentaneamente, preso il sopravvento. Vi chiedo scusa e vi racconto una cosa.
Ho una cara amica di vecchia data con la quale condivido la passione per il birdwatching (ai tempi dell'università partecipammo insieme al primo corso del genere tenuto dalla LIPU sull'Isola di Capraia) e con la quale scambio notizie di avvistamenti o luoghi interessanti appena scoperti. Alla fine dell'estate lei trovò in un campo i resti di una ghiandaia marina e ne raccolse le penne, promettendomene alcune. Poi, tra impegni e difficoltà di vario tipo, il tempo è passato e non c'è più stata occasione per vederci. Ieri, mentre stavo pranzando, sento suonare alla porta. Mi trovo di fronte la mia amica, con tanto di mascherina, che mi consegna una busta piena di penne e corre via.
Durante la nostra esistenza collezioniamo varie tipologie di amici. Alcuni, diciamocelo tra i denti, son pesanti come macigni, risultano peggio di un fritto unto e bisunto che ti resta sullo stomaco e si ripropone per un giorno intero. Altri, per fortuna, son leggeri come una tempura ben fatta.
L'amicizia vera è come una piuma. Leggera, non per forza vistosa, ma capace di scaldarti nei momenti in cui il gelo ti attanaglia il cuore. Non ti appesantisce con zavorre inutili ma riesce a farti volare.
Foto mia
Serie "Angeli caduti"




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