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"Qui pro quo"...

  • Immagine del redattore: La blogger cialtrona
    La blogger cialtrona
  • 27 set 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

...ovvero: riflessioni, in un grigio ed umido pomeriggio di inizio autunno, di una quasi sessantenne depressa. Non mi capacito di come abbia fatto a ritrovarmi qui, a questa tappa della corsa della vita che, fino a ieri, mi pareva così lontana ed irraggiungibile. Imprigionata in un corpo malandato e dolorante, che sembra non appartenermi, mi guardo nello specchio e quasi non mi riconosco. Come un Dorian Gray al contrario, io sono invecchiata e mi sono abbrutita al posto del mio ritratto, ossia di quell'immagine falsata che, nonostante tutto, ho ancora di me. Quando sogno mi vedo giovane, non giovanissima ma giovane, è questa, evidentemente, l'immagine di me che il mio cervello ha memorizzato. Poi, una volta sveglia, mentre tento malamente di girarmi e scendere dal letto, ogni osso scricchiola, ogni parte del corpo si rifiuta di rispondere all'input del cervello, mi ricordo tristemente della mia attuale situazione, quella di una povera testuggine spiaggiata e distesa sul dorso del carapace. Triste invecchiare senza mai essere cresciute. E' un po' come essere un frutto che marcisce senza essere mai maturato. L'età mentale non si rispecchia nell'età fisica. Questa dicotomia è inquietante, può provocare gravi disturbi del comportamento Vedere un rudere scricchiolante comportarsi come una sciocca adolescente è spiazzante, lo capisco. Così, mentre attendo, nel più completo immobilismo muscolare, l'arrivo ufficiale del mio genetliaco, penso, utilizzando l'unico organo che non mi scricchiola né duole quando lo utilizzo. Penso a tante cose, alle moltissime persone conosciute e frequentate per periodi più o meno brevi, penso a chi ho perduto, a chi ho ritrovato, a chi mi ha girato le spalle, a chi mi ha teso una mano. Penso a quelle persone che intendono l'amicizia come un freddo e calcolato "do ut des" (nel quale conta soprattutto il des).

C'è un film che amo moltissimo. E' "Il silenzio degli innocenti" (il titolo originale "The Silence of the Lambs" è molto più bello, però). Durante uno dei dialoghi tra Clarice ed Hannibal Lecter, nel proporre uno scambio di informazioni, lui pronuncia la celeberrima frase: "Quid pro quo, Clarice". Per noi italici eredi dell'idioma latino sarebbe sembrato assai più indicato l'utilizzo del "do ut des" dal momento che il "qui pro quo" è traducibile, letteralmente, con malinteso, errore, prendere fischi per fiaschi, una cosa per un'altra. Pare, invece, che gli anglosassoni attribuiscano a tale locuzione il significato (erroneo) di "contraccambio", "ricompensa". Ironicamente tutto si basa su di un malinteso. Il malinteso del malinteso. Buffo, non trovate? Penserete che mi sia persa nei meandri oscuri del mio farneticare, ma non è così. Molte amicizie, quelle troppo basate sul "do ut des" finiscono per rivelarsi dei "qui pro quo" nel suo letterale significato. Citando un altro film: "Pensavo fosse amore invece era un calesse". La cosa più ironica? Arriveranno a rinfacciarti il "do" dimenticando il "des" e tu capirai di aver preso fischi per fiaschi. Basterà, però, con qualche scricchiolio osseo di troppo, chiudere quel libro e riporlo in libreria. Gli scaffali son pieni di altri libri.


Foto mia

Parte di una serie intitolata "Ale&Sandra"

Io ed mio ritratto.


 
 
 

1 commento


nicola.trani
22 ago 2021

Sensazioni e pensieri che popolano anche la mia mente, qui pro quo, do ut des, fischi per fiaschi, a me viene in mente la scena di un altro film... Alt! Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!

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