La forma dell'acqua...
- La blogger cialtrona

- 2 ott 2020
- Tempo di lettura: 3 min
"Incapace di percepire la forma di Te, ti trovo tutto intorno a me. La tua presenza mi riempie gli occhi del tuo amore, umilia il mio cuore, perché tu sei ovunque." (Poesia che conclude il Film "The Shape of Water")
Avete presente quei campionari dei colorifici in cui ad ogni tinta, ad esempio al giallo, appartengono decine di nuance che vanno dalla sfumatura più scura, quasi un marrone, a quella più pallida confinante col bianco? Ogni nuance ha un nome che la contraddistingue: ambra, bianco Navajo, cachi, flax, giallo amamelide, giallo chartreuse, limone, mandarino, oro vecchio, papaia, solidago, zafferano, solo per citarne alcuni. La tavolozza del pittore è ricca perché la natura è ricca di sfumature, infatti la maggior parte dei nomi fa riferimento a frutti o fiori. L'universo che ci circonda è un caleidoscopio di differenze ed unicità, proprio come l'umanità.
Una ventina di anni fa ho letto "Cent'anni di solitudine" di Gabriel García Márquez. Mi stregò, pensai che fosse uno dei libri più belli che fossero mai stati scritti e che da solo giustificasse il Premio Nobel assegnato all'autore. Dopo tutti questi anni di quel libro mi resta solo un vaghissimo ricordo, per lo più emotivo, ma poco altro (prometto di rileggerlo a breve) perché, ahimè, la mia memoria, in questo campo, non è particolarmente sviluppata. Una mia vecchia amica, compagna di liceo, au contraire, è dotata di una memoria di tipo eidetico, fotografico. Legge una poesia, una frase e subito la memorizza. Addirittura, se le citi una data qualsiasi, lei ti saprà dire che eventi storici sono avvenuti in quel giorno e pure cosa faceva lei, ad esempio, trent'anni prima. Io, a volte, ho difficoltà a ricordarmi che cosa ho mangiato ieri. Doti e caratteristiche diverse. Lei, ad esempio, però, non è fisionomista. Io mi ricordo tutto ciò che mi raccontano gli altri e per questo, forse, sono così draconiana nei giudizi. Le differenze ci rendono uniche.
Ho un'amica che parla pochissimo ma è un'attenta osservatrice e sa interpretare magistralmente ogni gesto o espressione mimica altrui; un'altra è un'appassionata di rompicapi, enigmi, giochi logici e di abilità, una mente fine, acuta e curiosa. C'è chi scrive, chi dipinge, chi fotografa, chi crea. Tante menti uniche, ognuna con le proprie nuance, tutte diverse ma nessuna sbagliata. Perché non esistono colori sbagliati, al massimo, invece che nel giallo, verrai classificato nel rosso o nel marrone ma resterai pur sempre un colore. Ci ho messo più di cinquant'anni per capirlo, per smetterla di sentirmi un colore non in catalogo.
La forma dell'acqua è il titolo di un romanzo del compianto Andrea Camilleri dedicato al personaggio del Commissario Montalbano ma anche il titolo di un adorabile film di Guillermo Del Toro, vincitore di ben 4 premi Oscar e del Leone d'Oro, in cui la "diversità" è affrontata con una sensibilità fantastica. I film di Guillermo mi affascinano, credo sia il più onirico, visionario, fantasy regista contemporaneo. Solo lui potrebbe (so che ci lavora da anni) portare sullo schermo il mondo di Lovecraft. Ogni volta ti trasporta in un mondo unico fatto di grandissime emozioni. "Il labirinto del fauno", nella sua terribile drammaticità, ispirò alcuni miei scatti, alcuni anni fa. Che cosa c'entra tutto questo con il discorso precedente? Non saprei...sono strana, ricordate? Passo di palo in frasca, è questa la mia unicità. In realtà, a parte gli scherzi, calcavo la mano sulla bellezza delle diversità e sull'accettazione di queste.
Siamo come l'acqua, prendiamo la forma del contenitore che ci ospita ma, alla fine, siamo tutti, egualmente, composti da due atomi di idrogeno ed uno di ossigeno.
Foto mia, ispirata dal film "Il Labirinto del Fauno".




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