La distillatrice di bellezza...
- La blogger cialtrona

- 20 ago 2020
- Tempo di lettura: 2 min
"Se mi fissi bene non vedrai i miei occhi sbattere Chi sogna ad occhi aperti perde l'uso delle palpebre". (Cigno Nero - Fedez)
Stavo leggendo "Il triplo sogno del procuratore" di Giancarlo De Cataldo quando mi sono imbattuta in questa frase: "Provi un piacere malato nel rievocare le tue sconfitte, lo rimproverava Teresa. Ma l'alambicco dell'autocommiserazione non distilla altro che fiele". Estasi. Folgorata, l'immaginazione è partita al galoppo, le idee hanno iniziato a rincorrersi, a briglia sciolta, nel campo sconfinato della fantasia. Pensavo a come, spesso, un'unica frase possa racchiudere al suo interno l'intero valore di un libro, nello stesso modo in cui alcuni film possono essere archiviati nel nostro personale schedario come "capolavori", fosse anche solo per un'unica indimenticabile scena. Estrapolando frasi o scene da racconti, libri, canzoni, film, e conservandole dentro minuscole ampolle di vetro screziato, dalle forme poliedriche, collezioneremmo, in pratica, un concentrato di bellezza, un distillato di perfezione. Scaffali pieni di coloratissime boccette preziose ci ricorderebbero il meglio di tutto ciò che, nel corso della nostra vita, abbiamo visto, letto, ascoltato: basterebbe togliere il tappo per liberare l'essenza e riviverne la magia. Cosa ben diversa, intendiamoci, da una di quelle pagine fredde, tanto in voga nei giorni nostri, in cui si collezionano citazioni ed aforismi di ogni tipo, raggruppati per argomento, estrapolati dal proprio contesto, tratti da libri mai letti e utilizzati troppo spesso per accompagnare gli scatti dei vari fotografi amatoriali che pullulano sul web. I nostri distillati servirebbero a ricordare. La bellezza è racchiusa nelle piccole cose, in una frase, in un accordo, in un'immagine, addirittura in una singola parola.
La metamorfosi di una farfalla, il canto melodioso di un usignolo, i colori sgargianti ed iridescenti di un gruccione, la parola "mamma" sussurrata da un bambino, l'attacco dei fiati in "Summer 68", l'assolo di chitarra in "Hotel California", la scena del duello tra The Bride ed O-Ren in Kill Bill.
Ognuno ha i propri concentrati di bellezza personali.
Esistono parole dotate di un suono fantastico, parole belle da utilizzare a prescindere dal loro mero significato lessicale. Procrastinare è una di queste, un verbo che adoro, con quel "domani" (cras) intrappolato al suo interno. E' uno di quei termini di uso non comune, che profuma di eleganza, di raffinatezza linguistica, di buon italiano e che sembra rendere aulica ogni azione, anche banale, ad esso associata. I suoi sinonimi non lo eguagliano, forse solo "tergiversare" è degno di una qualche considerazione. Il mio problema, però, è che non amo solo il suono di questo verbo. Io lo applico, con rigore e costanza, alla mia intera esistenza, procrastinando tutto ciò che è procrastinabile. La boccetta in cui verrà archiviato questo verbo riceverà un posto d'onore sullo scaffale dedicato alle singole parole. Ma lo farò domani...
Foto mia.
Titolo: Rosaspina (le parole possono pungere come spine)




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