"Il libro delle facce"
- La blogger cialtrona

- 7 ago 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Prese il voluminoso tomo tra le mani e si sedette comodamente sulla poltrona, iniziando a sfogliarlo.
Il titolo "Libro delle facce" non poteva essere più azzeccato.
Girava le pagine e decine di immagini le sorridevano, ritratti di persone immortalate in un frangente di felicità fugace, paesaggi ameni, acque cristalline e boschi montani rigeneranti, città storiche e monumenti arcinoti, campi fioriti.
Testimonianze di viaggi, gite, feste, pranzi, cene, ricorrenze, esperienze e ricordi condivisi ed esposti in vetrina.
Per chi come lei, viaggiare, ormai, era diventato un mero sogno, queste immagini risvegliavano malinconicamente ricordi più o meno lontani e, talvolta, una triste presa di coscienza della propria realtà.
Il libro, però, conteneva anche altro.
Non solo una rumorosa felicità sbattuta in prima pagina.
Il libro era impregnato anche di dolore.
Meno evidente, meno eclatante, ma che trasudava da ogni pagina.
Tra le immagini sorridenti facevano capolino anche le foto di defunti amati e mai dimenticati, frasi e ricordi a loro dedicati, amore filiale o d'amicizia cantato e condiviso.
Perché, per qualche strano motivo, condividere il dolore, quello vero, profondo e straziante, talvolta, sembra quasi attenuarlo, aiuta a mantenere vivo il ricordo di chi ci manca, di coloro i quali, col tempo che impolvera le immagini e rende ovattati i suoni, ci appaiono sempre più sbiaditi nei lineamenti.
Quella polvere fa in modo che sia quasi impossibile rievocare la voce di chi abbiamo perduto, ma se ne mettiamo, nero su bianco, una foto, un epitaffio, una breve e personale rievocazione, ecco che ci sembra tutto molto più vivido, i colori tornano vivaci, i contorni si delineano in modo più marcato.
Il dolore è presente nella vita di ognuno e ha molteplici forme.
Ma nel libro delle facce devi saperlo riconoscere.
Nessuno entrerebbe in un negozio la cui vetrina è mal addobbata, anche l'occhio vuole la sua parte.
Il dolore va celato, soprattutto se è dolore persistente dell'anima, un angolo buio pieno di ombre che nessun raggio di sole riesce a scacciare.
Quindi addobbiamo la nostra faccia con sorrisi imbellettati e andiamo avanti.
Pensò questo mentre chiudeva il libro.
Si alzò dalla poltrona e lo ripose nella libreria.
Le labbra furono increspate da un timido sorriso.
P.S. Da "Il libro delle facce" alla "Faccia di libri". La foto di accompagnamento al pezzo di oggi non è mia ma rappresenta l'opera "Geisha" dell'artista Vincent Magni. Credo che la bellezza vada condivisa, sempre.




Sempre bello (ri)trovarTi.
Un caro abbraccio.mario