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Il cassetto delle cianfrusaglie...

  • Immagine del redattore: La blogger cialtrona
    La blogger cialtrona
  • 22 ago 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

"Polvere, troppi ricordi, è meglio esser sordi e forse è già tardi per togliere la... Polvere dagli ingranaggi, dai volti dei saggi coi pochi vantaggi che la mia condizione mi dà." (POLVERE - Enrico Ruggeri)



"Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita” fa dire a Prospero il Bardo di Avon ne "La tempesta". Mi permetto di aggiungere: siamo fatti anche di ricordi. Il nostro passato, racchiuso nei vari ricordi, ha fatto di noi ciò che siamo oggi. La memoria ed i ricordi costituiscono la trama e l'ordito su cui ricamiamo il nostro futuro ed ancoriamo i nostri sogni. (Cazzo, bella questa frase!! Mi è uscita davvero bene, a volte mi stupisco di me stessa...) Un uomo privo di memoria non è nessuno, così come un popolo senza memoria storica è destinato ad annientarsi. Le malattie degenerative come la demenza senile o il morbo di Alzheimer ci spaventano proprio perché cancellano, in modo progressivo ma ineluttabile, il nostro stesso essere unici. Come una cimosa sulla lavagna, fanno scomparire ogni parola scritta precedentemente, fino a renderci un involucro vuoto che non riconosciamo. Più la nostra vita si allungherà, più aumenterà il numero di ricordi che, inevitabilmente, si mescoleranno disordinatamente nella nostra mente, come gli oggetti dentro il cassetto delle cianfrusaglie. La polvere inizierà a ricoprirli. Li renderà sbiaditi, sfocati, sempre meno vividi e definiti, come avvolti da una coltre di nebbia. I contorni inizieranno a scomparire, i suoni si faranno sempre più ovattati, come accade dopo una nevicata. Si inizierà a sentire quel tipico odore di stantio e di chiuso. I ricordi sono l'unica cosa che mantiene vivi coloro che abbiamo amato, eppure, con il passare degli anni, ci sembrerà sempre più difficile ricordarne le voci. Credo che le voci siano le più difficili da trattenere, le immagini sono molto più tenaci, i sentimenti inesauribili, incancellabili. Nel nostro cassetto delle cianfrusaglie molti ricordi finiranno seppelliti da altri più recenti e ci sembrerà di averli cancellati. Ma non è così. Vi succede mai di andare in una stanza ed aver dimenticato cosa ci siete andati a fare? A me capita continuamente. Basterà tornare sui propri passi, in pratica tornare al punto di partenza, ed ecco che, come per magia, ci tornerà in mente cosa dovevamo fare. Pare sia colpa delle porte. Uno studio condotto in una università americana (conducono studi su ogni cosa, ormai) pare abbia dimostrato che se concepiamo un pensiero in una stanza e poi varchiamo una soglia, il pensiero tende a restare escluso, poiché la porta agisce come confine. In pratica lasciamo il pensiero al di là della porta. Inizio a pensare di avere un cervello con più porte dell'Hotel Hilton. Mentre decido se aprire tutte quelle porte, chiuderle a chiave o scardinarle definitivamente, inizierò a spolverare un po' ed ad arieggiare le stanze. Il puzzo di chiuso non mi è mai piaciuto.


Foto mia.

Titolo: "Nella nebbia".


 
 
 

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