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Dalla veglia al sonno e viceversa...

  • Immagine del redattore: La blogger cialtrona
    La blogger cialtrona
  • 15 set 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Il cervello umano è una risorsa meravigliosa anche se molti, ormai, sembrano averlo dimenticato, riponendo i loro organi pensanti in qualche soffitta polverosa o in ripostigli stracolmi di ciarpame.

Più che della fuga dei cervelli io mi preoccuperei dei cervelli occultati e smarriti, ma questo è un altro discorso.

Resto sempre affascinata dalle capacità della nostra mente, soprattutto da quelle del nostro inesplorato inconscio, legate al sonno ed al sogno.

Perfino la terminologia che denomina certi fenomeni è fantastica per una persona come me, amante della mitologia greca e del suono stesso di certe parole: stato ipnagogico; stato ipnopompico; spasmo ipnico; fosfeni o fotopsie.

Parole incredibili, vero?

Ridondanti, cacofoniche quasi.

Descrivono fasi o fenomeni tipici dell'addormentamento che ognuno di noi avrà provato, almeno una volta nella vita.

Uno spasmo o brivido che ti fa sussultare, ridestandoti, mentre stavi scivolando dolcemente nel sonno? E' uno spasmo ipnico.

Lampi improvvisi o giochi di luci, spesso coloratissime, che ti appaiono dietro alle palpebre chiuse, nel buio totale? Sono i fosfeni o fotopsie.

Prima del sonno vero e proprio c'è una fase di transizione, la fase ipnagogica, appunto, della durata variabile, da pochi secondi a qualche minuto, in cui si possono vivere illusioni (addirittura allucinazioni) intense, con coinvolgimento dei vari sensi.

Lo stato ipnopompico è, al contrario, quello che ci conduce dal sonno alla veglia, in cui è possibile una fase di confusione e di discorsi senza senso.

Conosco molte persone che si trascinano lo stato ipnopompico per tutto il giorno, vagando confusi nel mondo e blaterando a casaccio, ma pure questo è un altro discorso.

Dove voglio arrivare con tutta questa popò di filippica?

Alla descrizione di una visione che mi capita frequentemente di avere quando sono ad occhi chiusi: volti, volti umani che, come tante silhouette ritagliate, si alternano, mutano e si trasformano gli uni negli altri.

Parlai, diverso tempo fa, con altre persone che condividevano questa illusione con me: anche loro, poco prima di addormentarsi, vedevano volti, ma di una tipologia diversa.

Credo che il film che ci proiettiamo sul retro delle palpebre sia molto personale, diverso per ognuno di noi.

I miei volti non sono sempre uguali.

Spesso somigliano al viso del protagonista de L'Urlo di Edvard Munch, altre volte sono volti meno spaventosi, uomini e donne di profilo, che cambiano continuamente e che sembrano quasi appartenere al secolo scorso.

Il mio film personale è, però, sempre rigorosamente in bianco e nero, anzi, il più delle volte, ocra e nero.

Sono antiquata anche in questo, niente film in 3D od HD ma, piuttosto, una pellicola dei fratelli Lumière tutta rovinata.

Posso concludere con un "orrore" grammaticale?

A me mi piace un sacco quella fase!!

Una volta ho letto (ma non sono più riuscita a trovare dove) che il nostro cervello, in questa fase, elabora i volti delle persone che abbiamo incontrato nell'arco della giornata.

Quindi io mi diletto, evidentemente, a girovagare per la Norvegia del 1883, sotto al cielo reso rosso dall'esplosione del Krakatoa.

Ogni tanto, però, faccio pure un salto nella Parigi del 1895.

Che cosa meravigliosa!

Ed io che mi lamentavo di non andare mai da nessuna parte...


Foto mia.

Titolo: "Visione".


 
 
 

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