Dal ring ai R.E.M. il passo è breve...
- La blogger cialtrona

- 1 set 2020
- Tempo di lettura: 3 min
"That's me in the corner That's me in the spotlight Losing my religion Trying to keep up with you And I don't know if I can do it Oh no, I've said too much I haven't said enough."
"Sono io, nell'angolo Sono io, sotto i riflettori E non ce la faccio più Mentre cerco di restare con te E non so se riesco a farcela Oh no, ho detto troppo Non ho detto abbastanza."
(Losing My Religion- R.E.M.)
La mia ignoranza è profonda quanto la Fossa delle Marianne nell'abisso Challenger, non l'ho mai negato, neppure in questa era di tuttologi. Per questo ogni scoperta, per quanto all'apparenza insignificante, mi rende felice e mi arricchisce un po'. Leggere mi aiuta, molto. Lo sapevate, voi, ad esempio, che il pavimento del ring è soffice e che questo rende estremamente difficile saltellarci sopra? Io no, lo ammetto. Non sono mai salita su di un ring. Non ho neppure mai amato particolarmente la "nobile arte" ma, in un'epoca che appartiene ormai ad un passato assai remoto, in cui televisori pieni di valvole e dagli ingombranti tubi catodici trasmettevano trasmissioni su due soli canali nazionali, rigorosamente in bianco e nero, mio padre non si perdeva un incontro ed io, di conseguenza, assimilavo nomi e protagonisti di uno sport tanto in voga. Nino Benvenuti, Carlos Monzon, Joe Frazier, Sugar Ray Leonard, alcuni dei nomi che ancora ricordo. Ho amato e seguito, però, solo uno di loro, sia come sportivo che come uomo. Colui che, per sua stessa definizione, ballava come una farfalla e pungeva come una vespa: il mitico Cassius Clay-Mohammed Alì. Dopo aver scoperto quanto sia difficile riuscire a saltellare sulla superficie del ring, apprezzo ancora di più la sua capacità di far apparire così naturale qualcosa che naturale non è. Questo è tipico dei grandi: fanno apparire facile e naturale qualcosa di estremamente difficile. Penso ad Alì che danzava pieno di grazia con i suoi centodieci chili; penso all'unico, vero Signore degli Anelli, Jury Chechi, che faceva sembrare gli esercizi agli anelli la cosa più semplice del mondo mentre diventava la rappresentazione in carne ed ossa del "Cristo di San Giovanni della Croce" di Salvador Dalì; penso all'irraggiungibile Evgenij Pljuščenko, lo zar, la perfezione sui pattini, l'armonia associata al carisma ed alla presenza scenica. Brividi. La cosa strana è che tutte queste considerazioni, queste associazioni di idee, non sono state scatenate da una lettura relativa allo sport in genere ma, bensì, leggendo un romanzo di Gianrico Carofiglio, per la precisione "Ad occhi chiusi". Amo come scrive questo autore, un caleidoscopio di emozioni variegate e sfaccettate, in pratica lo fa come aspirerei, nei miei sogni più rosei, a farlo io. Nello stesso libro mi ha regalato lo spunto anche per un'altra riflessione. Da sempre amo la canzone "Losing My Religion" dei R.E.M. Se si traduce letteralmente la frase del titolo si otterrà: "perdendo la mia religione" e questa versione compare su moltissime traduzioni presenti nel web, trasfigurando, in qualche modo, il senso del testo. Perché per coloro che, come me, masticano pochissimo inglese (e quel poco lo masticano pure male), certe sfumature restano sconosciute, purtroppo. Un buon traduttore, però, dovrebbe sapere che "losing my religion" è, in realtà, una espressione idiomatica, l'equivalente del nostro "non farcela più". Alla luce di questo, il testo dei R.E.M. acquista tutto un altro significato. Una frase mal tradotta o non compresa può fare la differenza. Sempre e ovunque. Una singola parola, una insignificante virgola, acquistano un peso enorme all'interno di una frase o di un periodo.
Mai sottovalutarne il valore. Così, mentre la mente vaga e si libera dai pensieri quotidiani che la vincolano a terra come zavorre, un buon libro ti accompagna a visitare molti luoghi diversi e ti aiuta a capire meglio particolari o quisquilie presenti nel tuo parco bagaglio culturale. Come sosteneva il maestro Manzi, non è mai troppo tardi, soprattutto vedendo l'analfabetismo di ritorno (e pure di andata) dei giorni nostri.
Foto mia.
Titolo: "La nascita di un'idea"




Quella che non sia facile saltare sul ring proprio non la sapevo, hai ragione, Mohammed Ali a questo punto è una farfalla leggiadra e tutto acquista una diversa prospettiva. Mai pensare di essere tuttologi, tante cantonate si possono prendere. Citando Moretti, dovremmo parlare solo di quello che conosciamo, a questo punto io resto molto zitta.