Chi semina odio...raccoglie tempesta...
- La blogger cialtrona

- 7 ott 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Viviamo in un tempo in cui i seminatori d'odio la fanno da padroni. Chi semina vento raccoglie tempesta, recita un vecchio adagio. In realtà c'è tempesta e tempesta, basti pensare a quella del bardo immortale, in cui, dalla bocca di Prospero, esce una delle frasi che più amo in assoluto: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.»
Qualche post fa ho parlato dettagliatamente dell'amore, descrivendolo, come un'ipotetica sinestetica, secondo i vari sensi. L'odio, per il vocabolario dei sinonimi e contrari, così come nell'immaginario collettivo, è il suo ovvio contrario. Eppure, se andiamo ad analizzarne le caratteristiche, questo sentimento non è così semplice da definire, né, tanto meno, da provare. Mentre l'amore nasce anche in un battito di ciglia, magari stringendo tra le braccia, per la prima volta, tua figlia appena nata, l'odio non è affatto immediato. Per odiare una persona, talvolta, non basta una vita intera fatta di soprusi od ingiustizie. Risulta chiaro soprattutto leggendo le autobiografie di molti sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. Per citare Simon Wiesenthal, si parla quasi sempre di giustizia, non di vendetta, cose ben diverse tra loro.
L'odio è un sentimento immenso, pesante anche da portare, ti schiaccia sotto al suo peso, oscura tutto l'universo di chi lo vive, ti prosciuga e rende arido. Abbrutisce chi lo prova, lo rende al pari di uno zombie, è come un cancro che lo divora dall'interno e lo uccide lentamente. Credo fermamente che si abusi della parola odio. Mi viene in mente quel personaggio dei Puffi, il mio preferito tra l'altro, il Puffo Brontolone, misantropo e perennemente aggrottato, che iniziava ogni frase con "io odio...."riferendosi ad ogni cosa di cui parlasse. Lui mi somiglia moltissimo, ad esempio. Io odio alzarmi la mattina, odio l'attività fisica, odio mangiare le chiocciole e le ostriche, odio la banalità e moltissime altre cose. COSE (o azioni), appunto, non persone. Non odio nessuno. Ho, invece, amichevolmente sui coglioni moltissime persone, ne disistimo altrettante, per alcuni non provo simpatia alcuna, altri mi fanno l'effetto della sabbia nelle mutande ma da qui ad odiare...c'è di mezzo il mare (che fine poetessa che sono, pure le rime, compongo!). Si possono odiare ipoteticamente certi personaggi storici ma è un odio effimero, incorporeo. Secondo me si confondono, troppo spesso, sentimenti ed emozioni. Per odiare davvero qualcuno c'è bisogno di tempo, tanto tempo, oppure di motivazioni veramente serie e gravi, ed il soggetto lo si deve conoscere personalmente, vis a vis. In poche parole, l'odio è una cosa seria.
L'odio è per sempre, più di un diamante. Molto più raro di quanto ci vogliono far credere i vari seminatori. Quello di cui parliamo noi in genere è qualcosa di più leggero, qualcosa per cui può bastare cambiare marciapiede in caso di incontro ravvicinato o applicare una drastica "bannatura" da social anche alla vita quotidiana. Per certi personaggi pubblici, lo riconosco, sembra di provare un vero sentimento di odio. In realtà credo si odino prevalentemente le loro idee, ma qui il discorso si farebbe complesso e non vogliamo certo addentrarci nei meandri oscuri in cui costoro vorrebbero trascinarci. Noi dobbiamo controbattere con un po' di luce tutta questa oscurità.
Quindi alleggeriamo questa disamina. Capita molto spesso di esprimersi coniugando il verbo "odiare" quando si parla di cose che non ci sono affatto piaciute: "ho odiato quel film", "odio quel libro". Ovviamente, in questi casi, l'odio è traducibile con un "mi ha fatto proprio schifo". Per quanto riguarda la carta stampata di libri veramente brutti ed illeggibili ne sono stati scritti a iosa (da tenere da parte per farne un gentile presente a quelle persone dall'effetto sabbioso di cui prima). Con questi tomi si può sempre agire come avrebbe fatto Pepe Carvalho, il detective comunista catalano creato dalla penna del rimpianto Manuel Vázquez Montalbán, ossia bruciarli nel camino. Per quanto, invece, riguarda film o spettacoli teatrali, beh, la cosa è assai più complessa. Un paio di anni fa ho avuto la sfortuna di assistere ad una delle pièce più allucinanti e, a mio personale avviso, più insopportabili che io ricordi. Durante lo spettacolo avrei voluto sottopormi ad una lavanda gastrica, mi dolevano i timpani a causa della musica sperimentale che ricordava il suono delle unghie sullo specchio o sulla lavagna, avrei finto molto volentieri un malore piuttosto che sorbirmi l'opera nella sua interezza. Ho resistito, invece, fino alla fine ed ho ODIATO chi aveva concepito una tale incomprensibile tortura per lo spettatore. L'odio era, ovviamente, metaforico. L'attore protagonista era, tra le altre cose, uno dei più quotati attori italiani, attore che ho molto apprezzato in altre performance. Posso solo aggiungere che, se dovesse capitarmi nuovamente un invito per questa rappresentazione, provvederò a prenotare, al suo posto, una colonscopia. Se avete sulle palle qualcuno...regalateli un biglietto per questa pièce, vi assicuro che quel qualcuno scomparirà dalla vostra vita per sempre.
Foto mia Titolo "Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni"




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