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C'è un tempo per ridere e un tempo per piangere...

  • Immagine del redattore: La blogger cialtrona
    La blogger cialtrona
  • 10 ago 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

La Bibbia recita, nelle Ecclesiaste 3:

"Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. (...)

(...) Un tempo per piangere e un tempo per ridere,

un tempo per gemere e un tempo per ballare."(...)


Quando ero piccola adoravo fare quel gioco in cui, unendo dei puntini numerati, visualizzavi una figura.

Ieri ho fatto qualcosa del genere, mettendo insieme una serie di indizi sparsi su Facebook, ed il risultato è stato qualcosa di doloroso e drammatico.

Ero seduta sul letto a leggere una delle storie di Vigata di Andrea Camilleri, con la ventola accesa, alla vana ricerca di un po' di refrigerio, sperando in una tregua dalla torrida canicola che ci avvolge in questi giorni.

Improvvisamente una sorta di funesta intuizione mi ha fatta rabbrividire, facendomi quasi cadere il libro di mano, come se il mio corpo fosse stato attraversato da una scossa elettrica.

Ho ripensato ad una serie di piccoli indizi, apparentemente scollegati tra di loro, che il mio cervello aveva distrattamente archiviato separatamente, tante briciole di pane che avrebbero dovuto condurmi alla soluzione già il giorno precedente, non fossi stata così distratta.

Dediche amorevoli fatte con brani di Ligabue, immagini del profilo modificate con accessori particolari, un'assenza di notifiche preoccupantemente prolungata da parte di un contatto.

Sono corsa ad accendere il computer, sono entrata in Facebook e l'intuizione si è trasformata in realtà.

Un dolore improvviso mi ha colpito, come un pugno ben assestato.

Ed ho iniziato a piangere, davanti al monitor.

Sono convinta che certe persone entrino nella nostra vita non per caso.

Non può essere un caso aver ritrovato, anni fa, una vecchia compagna di scuola e di giochi, oggi affetta da una malattia rara e molto impegnata nel dare voce ai cosiddetti "malati invisibili".

Non può essere un caso che lei mi abbia inserita nel suo gruppo Facebook di persone affette dalla sua stessa patologia.

Non può essere un caso che, qui, abbia conosciuto persone speciali ed uniche come M, persone che, attraverso le loro storie di dolore e coraggio, mi hanno insegnato tanto, vere e proprie forze della natura.

L'insegnamento più grande che ho ricevuto?

Non piangersi addosso per ogni cosa, sorridere sempre, non darsi mai per vinti.

Non può essere un caso che io, in quel periodo, fotografassi girasoli e che questi fiori fossero i suoi fiori preferiti, come lo erano stati della sua mamma.

I girasoli ci hanno unite.

Un mio scatto è stato a lungo appeso nel suo ufficio ed è tutt'ora, tristemente, l'immagine di copertina del suo profilo.

I miei girasoli rallegrano una pubblicazione ospedaliera in cui lei spiegava e raccontava il suo travagliato percorso sanitario.

Persone come M sono estremamente rare, molto più rare delle innumerevoli patologie che la affliggevano.

Ci saremmo dovute conoscere di persona una volta che avesse vinto anche questa sua ultima battaglia, di fronte ad un boccale di birra.

Berrò la birra in solitudine pensando a lei e ringraziando il "caso" di avermi permesso di conoscerla.

Oggi è tempo di piangere, domani torneremo a ridere o, almeno, a sorridere.

Non può essere un caso che il titolo del racconto di Camilleri che stavo leggendo fosse "Un giro in giostra".



 
 
 

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