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Augustali, solitudine e un pappagallo...

  • Immagine del redattore: La blogger cialtrona
    La blogger cialtrona
  • 16 ago 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Ferragosto, Feriae Augusti (riposo di Augusto), festività istituita dall'imperatore Augusto nel 18 a.C. Periodo destinato al riposo dopo le fatiche legate al lavoro della terra. Nel ventennio fascista diventa tradizione la gita fuori porta ed il cosiddetto "pranzo al sacco". Oggi festa del gavettone e delle file chilometriche di auto per il raggiungimento di un qualsiasi luogo del globo terracqueo in cui stare appiccicati ad altre centinaia di sventurati come te.

Io sono un asociale, è risaputo. Odio i luoghi troppo affollati, la calca. La folla mi crea panico. Unisco insieme elementi tipici dell'ansiosa patologica a manifestazioni da agorafobica. Sono il Bignami del disturbo comportamentale, un compendio di fobie e paure. Se, poi, condiamo tutto questo con un pizzico (q.b.) di caratteraccio, uno schizzo di spiccato senso critico nei confronti del prossimo ed una grattugiata di selettività sociale portata ai massimi livelli, beh...ecco che la ricetta della rompicoglioni DOCG, della insopportabile linguacciuta gourmet, della intollerabile lagna da stella Michelin è servita. Un ristorante per una clientela selezionata, con sempre meno avventori. Oui, c'est moi. Come avrebbe, quindi, potuto festeggiare il Ferragosto una siffatta creatura? Gustandosi dei ravioli alla ricotta e scorzette di limone siciliani (fa-vo-lo-si) nella trattoria "Nell'orto" di Ale e recandosi, nelle ore più fresche, in un luogo perfetto per ricordare il lavoro duro della terra, lavoro che non conosce festività. Ho incontrato una coppia non di primo pelo in bicicletta, un giovane con il cane, una signora con uno stallone arabo di 26 anni ottimamente portati, due trattori, un'unica auto. Campi a perdita d'occhio di girasoli stanchi, con il capo abbassato, un esercito sconfitto che ha perso il suo radioso allegro sorriso; mais pronto a donare le sue ricche e barbute pannocchie; spighe di sorgo rosso che fiammeggiano nell'ora del tramonto. Poi, a sorpresa, posato su di un filo, a poca distanza da una coppia di ghiandaie marine, un esemplare di calopsitta, un pappagallo dal tipico ciuffo e dalle guance rosse. Una società globalizzata, a partire dalla flora e dalla fauna, mentre i gruccioni si preparano alla ripartenza...


Foto mia, titolo: "L'insostenibile leggerezza dell'essere".


 
 
 

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