Au revoir tristesse...
- La blogger cialtrona

- 26 ago 2020
- Tempo di lettura: 2 min
"Alcune cose ci sfuggono perché sono così impercettibili che le trascuriamo. Ma altre non le vediamo proprio perché sono enormi" (citazione di Gianrico Carofiglio in "Una mutevole verità" da "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Robert M. Pirsig)
Questa vuole essere una postilla all'argomento dei vizi capitali affrontato l'ultima volta. Informandomi e leggendo un po' qui un po' là prima di scrivere il post, avevo scoperto una cosa secondo me assai interessante che, però, non ho potuto inserire perché il pezzo mi era venuto già assai lungo ed è risaputo che le persone non leggono o lo fanno solo sotto un certo numero di righi. Essere prolissi, sul web, non conviene. La cosa, però, mi è rimasta in testa, come una lisca di pesce conficcata in gola, dovevo per forza tornare sull'argomento ed estrapolarla. Avevo letto che, durante il Medioevo, la Chiesa considerava un vizio capitale pure la tristezza, ma, successivamente, l'aveva inglobata nell'accidia e, quindi cancellata dall'elenco. La tristezza veniva considerata un peccato nei confronti di Dio, in quanto segno di disprezzo verso la magnificenza delle sue opere. Peccato davvero, cancellare quello che è un vero peccato. L'accidia comprende troppi comportamenti al suo interno, sembra un mega-store cinese. Le persone affette da tristezza cronica sono terribili da frequentare, ti succhiano l'anima come fossero vampiri e a poco serve mettersi al collo una corona d'aglio. Ognuno di noi vive tra luci ed ombre, conosciamo tutti il lutto, il dolore, le lacrime, la disperazione. Ma dobbiamo anche saper sorridere. Chi ha la tristezza nell'anima non vede mai la bellezza, neanche se ci inciampa, sa solo lamentarsi della vita e degli altri senza, però, far niente per uscire dalla propria situazione (e qui il confine con l'accidia è, in effetti, molto labile). Aspetta sempre che la soluzione suoni da sola alla sua porta. Un atteggiamento simile ad una "posa" da intellettualoide disilluso e pessimista, incapace di emozioni sia negative che positive. Trovo fondamentalmente pericoloso frequentare queste persone. Ci svuotano, ci riducono al pari di un nocciolo di pesca rimasto sulla spiaggia. La tristezza è altamente contagiosa, oltre che perniciosa. Personalmente ho poca simpatia anche per gli "entusiasti cronici", ma loro, almeno, non ti svuotano. Le cose belle della maturità anagrafica (o vecchiaia che dir si voglia) sono la consapevolezza di essere liberi di scegliere chi frequentare e la capacità di selezionare con molta cura le persone. Una conquista importante. Gli apportatori di tristezza (pure un filino iettatori, diciamocelo) non sono contemplati tra i miei amici.
Foto mia.
Titolo:"Buon sangue non mente"




Cavolo, mi tocca pure questo vizio oltre agli altri. Sono spesso triste, e come il protagonista del film "forse sono rincorbellito del tutto, o forse sono felice… a parte quella specie di ovo sodo dentro, che non va né in su né in giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico…"