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Analisi grammaticale, aggettivi qualificativi e goffaggine...

  • Immagine del redattore: La blogger cialtrona
    La blogger cialtrona
  • 11 ago 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono persone che indossano alcuni aggettivi che li descrivono come fossero degli abiti fatti su misura da un bravo sarto.

Pensi a quell'aggettivo ed automaticamente esso ti richiama alla mente quella persona.

Succede a chiunque.

Se, ad esempio, pensiamo alla parola "elegante", lo schedario automatizzato che ci ritroviamo nel cervello ci fornirà, immediatamente la scheda con l'immagine di quell'amico o conoscente che, anche se vestito in modo informale, possiede un'innata e spontanea eleganza di modi, una grazia di gesti e di comportamento tali da renderlo unico e ben riconoscibile nel mezzo al gregge.

Ben diversa l'eleganza di chi, invece, scimmiotta un atteggiamento che non gli appartiene con inutili manierismi che odorano di falso e che, diversamente da quella naturale, risulta affettata e pure un po' sgradevole.

"Solare" è un aggettivo che ci farà pensare a sorrisi contagiosi di persone che ti abbracciano con la loro positività.

E così via.

Egoista, arguto, snob, radical chic, saccente, colto, divertente...

Sostituendo agli aggettivi qualificativi dei sostantivi, il risultato non cambierà: ad ognuno di queste definizioni abbinerai uno o più volti.

Si potrebbe creare una sorta di album di figurine da scambiare con gli amici: il "permaloso" ce l'ho doppio, lo scambi con il tuo "gentile?"

Io sono indecisa se scegliere, per autodefinirmi, la parola "goffa" o quella "imbranata".

Inciampo e cado con gran facilità.

Una volta, a cena con delle amiche ad un ristorante sul mare, sono uscita per scattare qualche foto al tramonto e...sono scomparsa agli occhi di tutte cadendo rovinosamente giù dalla passerella.

Ho una capacità innata per inzaccherarmi e per farmi male.

In gita a Peccioli, delizioso paesino in provincia di Pisa, uscendo dall'auto con gli stivali completamente ricoperti di fango, un vetusto indigeno, curvo sotto il peso degli anni ed appoggiato al braccio del figlio, dopo avermi squadrata con attenzione, si rivolse a me con le testuali parole: "Signora è stata proprio brava a trovare tutta quella mota, qui non piove da tre mesi".

Abbiamo riso insieme a lungo.

Non mi aveva mai vista ma aveva capito subito tutto, beata saggezza dell'età!

Un unico appunto.

Non sto cercando di mettere delle etichette, etichettare le persone è un'altra cosa, che non amo e non mi piace fare.

L'etichetta, nella maggior parte dei casi, viene data per professione od appartenenza ad un ceto sociale, in base al censo, non alle caratteristiche ed alle qualità dell'individuo.

Mi è capitato per tutta la vita, mi hanno etichettata in base alla parentela o alla mia "non" professione di casalinga.

L'etichetta è negativa, evitiamo di metterla al prossimo.

Durante un incontro con i vecchi compagni di classe delle elementari, una "avvocata", figlia di avvocato e moglie di avvocato mi ha liquidata dal suo campo di interesse appena pronunciata la parola "casalinga", rivolgendomi quello che io, per anni, ho definito "LO SGUARDO".

Lo sguardo ferisce, ti fa sentire una nullità.

Per fortuna esistono ancora persone, come il meraviglioso vecchio di Peccioli, che sanno guardare oltre.

E vedere.


La foto di oggi l'ho presa dal web, non ho trovato il nome dell'autore. Mi dispiace, non lo cito solo per questo motivo.


 
 
 

1 commento


agbaccelli
11 ago 2020

Hai un miliardo di foto bellissime e vai a rubacchiare sul web? Vergogna!

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